Il PFU deve essere identico a quello che il gommista ha pagato all’acquisto.

9 Settembre 2014

Ormai tre anni or sono è ufficialmente entrata in vigore la normativa relativa alla gestione dei pneumatici fuori uso (PFU) ma la legge italiana ha ritenuto che fosse necessario fare chiarezza su un passaggio delicato, che talvolta può creare problemi ai rivenditori. Si tratta, infatti, del contributo PFU, quel valore che viene determinato dagli enti che si occupano della gestione delle gomme alla fine della loro vita e che viene poi addebitato in fattura in successione dai produttori agli importatori quindi ai distributori infine ai rivenditori prima di arrivare ai clienti finali. Ovvero noi utilizzatori.

Come recita la legge: “Tale importo deve essere riportato in modo chiaro e distinto in fattura, è soggetto a IVA e deve seguire il prodotto, rimanendo invariato, in tutte le transazioni commerciali. Questo aggiornamento della normativa chiarisce e ribadisce pertanto che ciascun rivenditore ha l’obbligo di indicare in fattura il contributo pagato all’atto dell’acquisto dello stesso pneumatico”.

L’aspetto più difficile per i rivenditori non è tanto quello di indicare l’aliquota in fattura, nè tantomeno regolarla in base all’IVA, quanto piuttosto indicare il suo corretto importo (quanto cioè il gommista ha pagato acquistando proprio quel pneumatico). Il contributo PFU che il gommista deve fatturare non è infatti quello che applica l’ente a cui lui si è rivolto per il ritiro dei PFU, come talvolta può succedere, bensì quello che si trova indicato nella fattura d’acquisto per quel singolo pneumatico e che può essere relativo a qualsiasi altro ente di gestione PFU. Ma c’è di più. Ci sono alcune variabili, e non da poco. Questa somma, infatti, può variare a seconda dell’ente a cui si è rivolto in prima battuta il produttore o l’importatore, ma addirittura anche in base alla data in cui è stato fatturato il pneumatico.

Questa aliquota, grazie a diversi interventi, è stata ridotta anno dopo anno anche da tre a due euro per le vetture, ma ciò non significa che, dalla data di entrata in vigore del nuovo importo, il gommista possa o debba fatturare quell’importo ai propri clienti. Il gommista, in base alla normativa, deve invece verificare quale importo ha pagato o pagherà lui, verificando la fattura d’acquisto o la bolla, e riportarlo nella fattura di vendita. Facendo così verranno rispettate l’univocità e la trasparenza richieste dal Ministero dell’Ambiente un’operazione, va detto, particolarmente complicata per un settore che non mantiene la tracciabilità del prodotto e che fa quindi fatica a collegare un singolo pneumatico alla fattura d’acquisto).

Un problema che può apparire piccolo se si pensa ad un singolo gommista, ma che assume ben altro valore quando si riferisce a numeri ben maggiori, portando a differenze ampie riguardo al contributo PFU. In questa maniera si cerca anche di cambiare la via di pensiero di numerosi gommisti, ai quali pare di andare a pagare meramente una tassa nell’ottica dello smaltimento. In realtà non è cosi. È, invece, un costo a carico degli automobilisti e che è necessario per il trattamento dei PFU da parte degli enti preposti senza fini di lucro. In poche parole il rivenditore non paga il ritiro delle giacenze ma è l’utente che acquistando una gomma paga un contributo che a coprire i costi dovuti per il sistema di raccolta e riciclo dei PFU. Un modo per dare a tutti diversi benefit: snellire le pratiche legali, combattere le discariche abusive e andando a creare un sistema industriale che mette in primo piano anche l’economia del riciclo.

Ecco la legge nel suo concreto:

Art. 8  – bis: All’articolo 228, comma 2, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152, sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: “Detto contributo, parte integrante del corrispettivo di vendita, è assoggettato ad IVA ed è riportato nelle fatture in modo chiaro e distinto. Il produttore o l’importatore applicano il rispettivo contributo vigente alla data della immissione del pneumatico nel mercato nazionale del ricambio. Il contributo rimane invariato in tutte le successive fasi di commercializzazione del pneumatico con l’obbligo, per ciascun rivenditore, di indicare in modo chiaro e distinto in fattura il contributo pagato all’atto dell’acquisto dello stesso”.

 

 

DOWNLOAD

decreto legislativo 152/2006

D.M.-del-Ministero-dell’Ambiente-82-del-11_04_2011

LEGGE 11 agosto 2014, n. 116     

 

 

 

 

 

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